Le iscrizioni alla Scuola di Specializzazione in psicoterapia IRPA per l'anno accademico 2022 sono aperte.

Vai alla pagina di presentazione

SEDE DI MILANO

SEDE DI ANCONA

Dialoghi di Lacan con i filosofi

Il contro transfert: un concetto della psicoanalisi. Suoi precedenti e sua attualità

Contenuti

Partiamo dalla classica definizione di Laplanche e Pontalis: “Il controtransfert è l’insieme delle reazione inconsce dell’analista alla persona dell’analizzato e più particolarmente al suo transfert”1.
Fu Freud a introdurre il concetto di controtransfert (Gegenübertragung), eppure tale concetto lo incontriamo raramente nei suoi scritti. Fece la sua comparsa in una lettera del 7 giugno 1909, nella quale Freud rispondeva a una lettera inviatagli da Carl G. Jung che lo informava sul proprio rapporto con una paziente isterica, Sabina Spielrein.
Freud scrive: “Esperienze del genere, sebbene dolorose, sono necessarie e difficilmente ci si può sottrarre ad esse. Solo dopo averle vissute si conoscono la vita e ciò con cui si ha a che fare. Quanto a me, non ci sono cascato del tutto, ma alcune volte mi ci sono trovato assai vicino e ho avuto a narrow escape. (...) Ma non fa nulla. Ci si fa in tal modo la necessaria pelle dura, si domina la “contro-traslazione” in cui ci si viene a trovare ogni volta, e s’impara a spostare i propri affetti e a piazzarli in modo opportuno. È a blessing in disguise2.
Già nel trattamento che Breuer intraprese con la Pappenheim si poteva osservare il fenomeno. Ciò che di questa storia clinica catturò l’attenzione di Freud fu il significato sessuale presente nel materiale clinico e, ancora di più, la rivelazione della dinamica di transfert-controtransfert creatasi tra la paziente e il medico. In Studi sull’isteria Freud introdusse il concetto di transfert (Übertragung), ovvero quel frequente fenomeno secondo cui la paziente si spaventa per il fatto di trasferire sulla persona del medico le rappresentazioni penose che emergono dal contenuto dell’analisi.3
In questa prima formulazione il transfert era visto come una forma di resistenza, un ostacolo all’instaurarsi zdella relazione di fiducia tra paziente e medico; i cui motivi inconsci andavano scoperti e interpretati.
Ma è nel caso clinico di Dora che Freud giunse a formulare una vera e propria teoria del transfert In questo caso il transfert non viene ancora considerato pienamente il motore del processo analitico ma nella post fazione Freud gli darà un posto importante.
Il debutto pubblico del concetto di controtransfert avvenne nel corso del secondo Congresso internazionale di psicoanalisi, nel marzo 1910 a Norimberga. Freud in tale occasione decide di trattare il tema dello stato psichico dell’analista su suggerimento di Ferenczi. Parlando delle innovazioni della tecnica, Freud disse: “Abbiamo acquisito la consapevolezza della “controtraslazione” che insorge nel medico per l’influsso del paziente sui suoi sentimenti inconsci, e non siamo lungi dal pretendere che il medico debba riconoscere in sé questa controtraslazione e padroneggiarla. (…) abbiamo notato che ogni psicoanalista procede esattamente fin dove glielo consentono i suoi complessi e le sue resistenze interne e pretendiamo quindi che egli inizi la sua attività con un’autoanalisi e la approfondisca continuamente mentre compie le sue esperienze sui malati. Chi non riesca a concludere nulla in siffatta autoanalisi, può senz’altro abbandonare l’idea di essere capace di intraprendere un trattamento analitico sui malati.”4
In “Osservazioni sull’amore di traslazione”5 Freud invita i colleghi a porre maggiore attenzione alle situazioni transferali nelle quali vengono fatti oggetto di attrazione erotica da parte dei propri pazienti: Per il medico questo fenomeno ha il valore di un cambiamento prezioso e di un buon avvertimento a premunirsi da una “controtraslazione” che eventualmente stia per prodursi in lui. Egli deve riconoscere che l’innamoramento della paziente è una conseguenza dovuta alla situazione analitica, e non può dunque essere ascritto a prerogative della propria persona, sicché egli non ha alcun motivo per insuperbirsi di una tale “conquista”, come si direbbe fuori dall’analisi. La teoria Lacaniana del transfert e del controtransfert si sviluppa, come sempre succede nel suo insegnamento, in diversi momenti.
Il concetto di transfert viene reperito in Lacan la prima volta in “Intervento sul transfert” per poi essere ripresa nel corso del I Seminario tra il 1952 e il 1953, riorganizzato ulteriormente in “Funzione e campo”. In questi testi la funzione del transfert è quella che accompagna e permette la rettifica soggettiva del paziente ossia conduce il soggetto a riconoscere di essere implicato nel suo sintomo.
Un ulteriore riferimento alla teoria del transfert lo ritroviamo nel testo “La direzione della cura e i principi del suo potere” (1858). In esso si delinea una teoria simbolica del transfert che, oltre a riprendere la critica sistematica e radicale dell’ideologia del controtransfert, sottolinea l’importanza degli aspetti simbolici del transfert.
Proprio perchè l’analista, per effetto della sua posizione, fa da supporto ai fantasmi dell’analizzante, è necessario che non intervenga con i suoi sentimenti, e che non eserciti il potere, che la sua posizione gli conferisce, per dirigere il paziente. Piuttosto si deve impegnare a dirigere la cura, ovvero a “far applicare al soggetto la regola analitica” (Lacan, 1958, p. 581), mentre per quel che riguarda le interpretazioni e i suoi interventi attivi, non deve dimenticare che il transfert lo sdoppia, in quanto ciò che dice viene ricevuto “come se venisse dalla persona attribuitagli dal transfert” (Lacan, 1958, p. 586). È un effetto sopportabile, ma va interpretato, per evitare che l’esperienza analitica si riduca ad una pura suggestione, dove l’idea della realtà dell’analista si impone al di là della sua volontà, al di là dell’esercizio esplicito del potere.
Affinché il soggetto supposto sapere, istituito dal transfert e fondamento della domanda analitica, non si rovesci nell’elemento che impedisce lo sviluppo della cura, Lacan ha introdotto la funzione del desiderio dell’analista.
È in questo testo che Lacan introduce per la prima volta questo concetto.
In seguito avremo il Seminario VIII, 1960-1961, sul transfert.
Qui Lacan separa il transfert dalla dimensione dialettica dell’intersoggettività e del riconoscimento.
Per il solo fatto che c’è transfert, afferma Lacan, noi siamo implicati nella posizione di colui che contiene l’agalma, l’oggetto fondamentale di cui si tratta nell’analisi del soggetto.
L’analista, come Socrate nel Simposio di Platone, si rifiuta di trattare il sapere come una proprietà che gli compete. Egli si rifiuta di occupare la posizione di ciò che è degno di essere amato, ribadendo di non essere affatto il detentore del sapere che Agatone gli attribuisce, perché è Agatone, casomai, a detenerlo.
Il sapere di Socrate non è mai ciò che colma la mancanza, Socrate si mette nella posizione di preservarla. Se Socrate rispondesse ad Agatone dandogli quello che egli gli chiede non permetterebbe al transfert di divenire motore, lo bloccherebbe.
Non c’è un sapere universale sulla verità del desiderio. Quello di cui si tratta è di animare un desiderio di sapere. Solo il desiderio di sapere resta per la psicoanalisi la condizione basica di ogni assimilazione del sapere.
Socrate, togliendosi dalla posizione di colui che incarna un ideale di sapere e svuotandosi dalle aspettative di sapere dell’allievo, mette al lavoro l’allievo sulla propria ricerca del sapere attiva, sovvertendo la sua iniziale posizione passiva di poter ricevere un sapere già precostituito.
Il rischio del transfert è che l’analista venga idealizzato. Il gesto di Socrate si impegna a mantenere aperto il campo erotico del transfert senza chiuderlo sull’identificazione a se stesso. Già Freud aveva individuato il doppio versante del transfert, da una parte un’apertura del desiderio, ma dall’altra come una possibile resistenza, chiusura.
Bisogna inoltre tener conto del transfert dell’analista verso il paziente. Tenerne conto vuol dire analizzarlo, portarlo in supervisione. Non si tratta necessariamente di un fenomeno negativo. Può essere invece un fenomeno che interrogando la posizione dell’analista consente di operare dei movimenti nella cura.
La teoria del transfert viene analizzata nel Seminario XI del 1964, e nella Proposta del 9 ottobre 1967 sullo psicoanalista della scuola. In questo seminario viene sottolineata la separazione fra transfert e ripetizione che fa perno sull’idea che nel transfert sia in gioco la dimensione contingente dell’incontro più che quella automatica della riproduzione del passato.
Secondo questa concettualizzazione l’incontro con l’analista non è semplice ripetizione degli incontri che il soggetto ha fatto nel corso della sua vita, ma è un nuovo possibile incontro. In questo senso il transfert si rivela non solo come ostacolo, resistenza, ma anche come espressione della potenza trasformativa dell’incontro.

1 J. Laplanche e J-B. Pontalis, Enciclopedia della psicanalisi (1967), a c. di G. Fuà, Laterza, Bari 1990, p. 100.
2 FREUD S., JUNG C.G., Lettere tra Freud e Jung (1906-1913). Torino, Bollati Boringhieri, 1990 (or. 1974), p. 248.
3 FREUD S., BREUER J., Studi sull’isteria. In: Opere, 1. Torino, Boringhieri, 1967, nota 11, p. 437.
4 FREUD S., Le prospettive future della terapia psicoanalitica. In: Opere, 6. Torino, Boringhieri, 1974 (or. 1910), pp. 200-201
5 FREUD S., Nuovi consigli sulla tecnica della psicoanalisi: 3. Osservazioni sull’amore di traslazione. In: Opere, Vol. 7. Torino, Boringhieri, 1975 (or. 1914).

Bibliografia 

J. Laplanche e J-B. Pontalis, Enciclopedia della psicanalisi (1967)
FREUD S., JUNG C.G., Lettere tra Freud e Jung (1906-1913). Torino, Bollati Boringhieri, 1990
FREUD S., BREUER J., Studi sull’isteria. In: Opere, 1. Torino, Boringhieri
FREUD S., Le prospettive future della terapia psicoanalitica. In: Opere, 6. Torino, Boringhieri.
FREUD S., Nuovi consigli sulla tecnica della psicoanalisi: 3. Osservazioni sull’amore di traslazione. In: Opere, Vol. 7. Torino, Boringhieri.
Lacan, Scritti, Intervento sul transfert
Lacan, Scritti, Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi.
Lacan, Il seminario. Libro I, Gli scritti tecnici di Freud.
Lacan, Scritti, La direzione della cura e i principi del suo potere.
Lacan. Il seminario, Libro VIII, Il transfert.
Lacan, Il seminario Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi
Lacan, Altri scritti, La proposta del 9 ottobre 1967

Bibliografia d'esame

Licitra, Amore ed altri scritti, Edizione Pan di lettere
Recalcati, Jacques Lacan, Desiderio, godimento e soggettivazione
Recalcati,Jacques Lacan, La clinica psicoanalitica:struttura e soggetto

Ultima modifica il Giovedì, 17 Dicembre 2020 16:13

IRPA Milano

D.D. 12/10/2007 - G.U. n. 248 del 24/10/2007
via Pestalozza 12/14, 20131 Milano.
tel 346.4913642

IRPA Ancona

In attesa dell'autorizzazione.
Palazzo Camerata, via Manfredo Fanti 9, 60121 Ancona.
tel. 329.8447695