Come si costruisce un caso clinico nella pratica della psicoanalisi?

a cura di Monica Farinelli, 2016

Cosa si fa quando si costruisce un caso clinico? Si puntano spilli, si inserisce della punteggiatura, si ordinano gli elementi così da far emergere un discorso. Il paziente viene e porta la sua parola, carica della sua storia, del suo rapporto con l’Altro, della sua sofferenza e questa, pian piano, si articola in un discorso che viene a costituire la stoffa. La stoffa è qualcosa, un oggetto che si compone di una trama e di un ordito. Potremmo allora pensare che se la trama è la storia, l’ordito è il modo in cui il soggetto vi si inserisce, il modo in cui l’ha attraversata. La trama da sola non basta, la trama da sola non sarebbe altro che un filo. Perché possa esserci della stoffa, del tessuto, perché questa trovi la sua consistenza occorre che un filo si intrecci con un altro filo, che la trama appunto incontri e incroci l’ordito. A seconda di come si articola questo incontro si avranno tessuti diversi, stoffe differenti, con caratteristiche anch’esse differenti. Costruire un caso clinico significa dare una forma, creare un discorso a partire dall’elemento grezzo della stoffa che incontriamo in seduta. L’analista impegnato nell’atto della costruzione, alla stregua di un sarto, è chiamato a lavorare, tagliare e cucire la stoffa grezza portata dal paziente. Costruiamo un discorso, quello del soggetto, attraverso l’utilizzo della punteggiatura. Per farlo occorre, però, conoscere quali siano i punti nevralgici dove collocare lo spillo, occorre conoscere la geografia simbolica attraverso cui si struttura un soggetto, quali i momenti fondanti una soggettività.

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